LIBRI: LA PASSIONE DI SCRIVERE / TRAME

 

Come nasce la trama di una novella o di un racconto? In genere, chi inizia a scrivere una storia, di qualsiasi genere sia, ne conosce la trama e la conclusione.

Avere in mente una traccia ben definita su cui imbastire il racconto può essere vantaggioso e permette di procedere più speditamente nella scrittura, ma è certo meno affascinante di una trama che prende corpo ogni volta che si inizia a scrivere e si intraprende come un viaggio: si sa da dove si parte e, forse, dove si arriverà, ma l’itinerario si costruisce giorno per giorno, parola per parola, virgola dopo virgola, seguendo e sviluppando le vicissitudini di uno o dell’altro personaggio. Nulla vi è di certo quando si alza la penna sulla carta o si accende il computer la mattina e neppure quando il testo compare nero su bianco perché qualcosa può succedere che vi faccia cambiare idea e vi spinga a riscrivere un tratto lungo o breve della narrazione. E sicuramente questo metodo è estremamente più coinvolgente, affascinante e fertile perché pone l’autore in uno stato di tensione febbrile e lo stimola a creare nuove situazioni. È quello che preferisco e su cui mi sto cimentando. È estremamente stimolante e gratificante svegliarsi con un’idea, un tratto del racconto, anche lontano temporalmente e contestualmente da quello che si era scritto il giorno prima, chiaramente definito e buttarlo giù di getto, avendo comunque chiara la sua collocazione nell’iter della narrazione. Si crea così una specie di mosaico che deve poi essere rifinito e armonizzato attraverso le diverse stesure che porteranno alla definiva versione in cui le cesure devono essere assolutamente irriconoscibili e la fluidità della narrazione impeccabile.

 

LIBRI: LA PASSIONE DI SCRIVERE / PERSONAGGI

Chi pensa allo scrivere come a un esercizio freddo e meccanico basato sull’abilità e la volontà, sull’esercizio e la razionalità si sbaglia. Certo, la capacità di scrivere è anche la conseguenza di tutte queste proprietà, che però non bastano a garantire un risultato che non sia solo tecnicamente valido.

Tutti conosciamo la celebre frase di Gustave Flaubert: “Madama Bovary c’est moi”, a indicare che una parte almeno dell’autore si riversa nel personaggio principale, che ne incarna alcuni risvolti caratteriali, ne veste le abitudini, ne sviluppa le pulsioni.

Io direi che, in fondo, l’autore è naturalmente portato a immedesimarsi in ognuno dei suoi personaggi, anche in una semplice comparsa. Per paradosso, quanto più un personaggio è lontano sotto il profilo caratteriale e comportamentale dalla figura dell’autore, tanto più può accadere che lo solleciti a immedesimarsi in una figura che ragiona e agisce come lui mai riuscirebbe a fare. Il personaggio diventa in qualche modo il mister Hyde dello scrittore dottor Jekill.

Come nasce la trama di una novella o di un racconto?

In genere, chi inizia a scrivere una storia, di qualsiasi genere sia, ne conosce la trama è la conclusione.

Avere in mente una traccia ben definita su cui imbastire il racconto può essere vantaggioso e permette di procedere più speditamente nella scrittura, ma è certo meno affascinante di una trama che prende corpo ogni volta che si inizia a scrivere e si intraprende come un viaggio: si sa da dove si parte e, forse, dove si arriverà, ma l’itinerario si costruisce giorno per giorno, parola per parola, virgola dopo virgola, seguendo e sviluppando le vicissitudini di uno o dell’altro personaggio. Nulla vi è di certo quando si alza la penna sulla carta o si accende il computer la mattina e neppure quando il testo compare nero su bianco perché qualcosa può succedere che vi faccia cambiare idea e vi spinga a riscrivere un tratto lungo o breve della narrazione. E sicuramente questo metodo è estremamente più coinvolgente, affascinante e fertile perché pone l’autore in uno stato di tensione febbrile e lo stimola a creare nuove situazioni. È quello che preferisco è su cui mi sto cimentando. È estremamente stimolante e gratificante svegliarsi con un’idea, un tratto del racconto, anche lontano temporalmente e contestualmente da quello che si era scritto il giorno prima, chiaramente definito e buttarlo giù di getto, avendo comunque chiara la sua collocazione nell’iter della narrazione. Si crea così una specie di mosaico che deve poi essere rifinito e armonizzato attraverso le diverse stesure che porteranno alla definiva versione in cui le cesure devono essere assolutamente irriconoscibili e la fluidità della narrazione impeccabile