Mi è capitato di ascoltare alcuni interventi dell’onorevole Pier Ferdinando Casini in merito all’uccisione di Giulio Regeni e ai rapporti tra Italia ed Egitto, che probabilmente rispecchiano la visione di buona parte della nostra politica, molto attenta al ruolo del paese mediorientale come baluardo nei confronti dell’Isis e partner commerciale.

Casini chiede piena verità al presidente egiziano Al Sisi, ma giustifica il cinismo dello Stato nei rapporti internazionali. Per lo stesso Al Sisi il presidente del consiglio Matteo Renzi ha avuto recentemente espressioni di grande stima: “Penso che Al Sisi sia un grande leader… In questo momento l’Egitto sarà salvato solo con la leadership di Al Sisi… Sono fiero della mia amicizia con lui.”

Le dichiarazioni di Casini e Renzi suonano come giustificazione o perlomeno indifferenza, in nome della ragion di stato, verso i metodi usati da Al Sisi per mantenere il potere
e debellare le opposizioni. Negli ultimi due anni in Egitto, secondo Amnesty International, sono stati uccisi 1400 oppositori del regime, tra cui numerosi giornalisti; dal nostro governo mai si è alzata una voce forte di esecrazione delle persecuzioni e delle atrocità compiute dalle autorità egiziane, come anche da altri governi “amici” in Arabia Saudita o in Turchia, sempre in nome del ruolo che questi paesi svolgono al nostro fianco nello scacchiere internazionale e degli affari che intrecciamo con loro.

The least we can do is stand here and say that we consider him to be one of us,” one friend, Sally Toma, told The Associated Press. “Unfortunately, he died the same way Egyptians die every day.”: “Giulio Regeni è morto come muoiono gli egiziani ogni giorno” ha detto un suo amico e Casini e il nostro governo dovrebbero tenerne conto.

Alla luce della considerazione di Sally Toma suona beffarda e poco rassicurante la dichiarazione del ministro dell’interno egiziano, Magdi Abdel Ghaffar: “Trattiamo il caso dell’italiano come se fosse egiziano.”

Oggi inorridiamo e ci indigniamo di fronte alle efferatezze rivelate dal referto dell’autopsia sul corpo di Giulio Regeni, ma ricordiamoci della “macelleria messicana” nella scuola Diaz e delle torture nella caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova, di come sono stati uccisi Stefano Cucchi e tanti altri. I nostri aguzzini e i loro complici, le istituzioni che li coprono non sono migliori di quelli egiziani. Ricordiamoci che stiamo attendendo da trenta anni che il legislatore promulghi una legge contro la tortura, sollecitati anche dalle istituzioni europee, e oggi il dramma di Regeni può suggerirci quanto sia importante raggiungere questo obiettivo e permetterci di onorare la sua memoria dedicandogli una #leggeRegeni che punisca la tortura.

La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci.” Ha detto Isaac Asimov, ma anche di quelli che conoscono la debolezza delle proprie idee.

http://www.nytimes.com/2016/02/08/world/middleeast/egypt-italy-giulio-regeni-cairo.html?mwrsm=Email

http://espresso.repubblica.it/attualita/2015/10/02/news/l-italia-affossa-il-reato-di-tortura-e-ora-l-europa-prepara-nuove-condanne-1.232727

 

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