LIBRI: “DEL FURORE D’AVER LIBRI” DI GAETANO VOLPI

 

Chi ama i libri non può non leggere il delizioso volumetto “Del furore d’aver libri” – “Varie Avvertenze Utili, e necessarie agli Amatori de’ buoni Libri, disposte per via d’Alfabeto”: da ACQUA a VOLTE DELLE PERGAMENE.

Lo sto rileggendo, appassionato, ironico, pungente, dopo 25 anni con lo stesso gusto di allora e sto rileggendo con altrettanto piacere il saggio che lo accompagna, di Gianfranco Dioguardi, anch’esso sistemato per voci. L’edizione è quella di Sellerio Editore “La memoria”, 1991.

L’abate bibliofilo Gaetano Volpi (Padova, 1689 – 1761) fu intelligente e accorto editore. Animato da grande passione, impartisce in quest’opera consigli per il buon uso dei libri infarciti di curiosità e aneddoti e rivela singolari abitudini dell’epoca, come quella di non indicare il titolo dell’opera sul dorso dei libri onde renderne più difficile l’individuazione e scoraggiare i furti.

Scrive alla voce: “ORINA. Di cani, di gatti, e di sorci è pestilenziale pe’ Libri, e nondimeno spesso vengono da essa infestati. Chi poi avrebbe potuto pensare di dover nominare anche quella degli uomini? e pure conviene accennarla; mentre si son trovati alcuni così svergognati, che, tenendosi in capo di certa gran Sala, ornata d’una Pubblica Libreria, tratto tratto erudite Accademie, dall’altro canto l’hanno depositata sulle stesse scanzìe de’ Libri, o tempora! o mores! cosicché si è risoluto anche perciò di mutar luogo alle dette Accademie. Ma non è ciò gran maraviglia, mentre da’ poco timorati di Dio si orina anche sovra i Sagrati, e su le pareti, e su le porte de’ Templi alla Divina Maestà consagrati, con nausea fin degli stessi Turchi, un de’ quali in celebre piazza d’una gran Metropoli schiaffeggiò sonoramente un Cherico, avendolo veduto ciò praticare; con approvazione comune. Vedi il Libro intitolato, l’Ossequio dovuto a’ Sacri Templi del Giupponi.”

E a quella: “TABACCO. Erba usatissima a’ nostri tempi, benché sordida, e bene spesso sporcante le vesti; e massime i Libri con macchie indelebili. Confesso il vero, e in ciò la mia debolezza, io ho sempre temuto che i nostri Libri fossero danneggiati da’ cani, e da’ tabacchisti; quando i primi entrano nella Libreria, e gli altri ne aprono, e maneggiano i Libri, principalmente stampati in carta distinta, rari, e legati con eleganza.

Spiega Gianfranco Dioguardi:

I fratelli Giannantonio e Gaetano Volpi furono editori in Padova dal 1717 al 1756 in quanto pubblicarono a loro spese – quindi con proprio rischio imprenditoriale – libri che stampava Giuseppe Comino, tipografo e libraio. Nacque la tipografia Volpi-Cominiana, vera e propria casa editrice che si affiancò all’attività del Comino quale venditore di libri disponibili nel proprio negozio anche se stampati altrove: un’impresa dunque assai moderna e simile a quelle delle più note odierne case editrici.”

La gustosa narrazione dell’abate Gaetano Volpi aiuta a comprendere la materialità del libro antico e dei suoi componenti: la carta, l’inchiostro, la pergamena, le qualità che danno valore all’oggetto, le calamità a cui è esposto e i danni che possono produrre l’ignoranza e la superficialità di un cattivo padrone.

Nel suo commento, intitolato “Magia editoriale”, Gianfranco Dioguardi traccia la storia della tipografia Volpi-Cominiana e lascia comprendere come, se esercitata con conoscenza e capacità tecnica, equilibrio e passione, al tempo quella della stampa fosse da considerarsi una vera e propria arte, ma anche come fosse articolato il mercato dei possessori di libri, composto da chi li apprezzava per i contenuti e da chi li acquistava solo per apparenza e spiega quale fosse, e sia, la differenza tra un bibliofilo e un bibliomane.

Alfredo Spanò