INCONTRI: BEPPE COSTA

Incontrarsi con uno straordinario artista, soprattutto una straordinaria persona, non è cosa di tutti i giorni; avere la possibilità di scambiare le proprie opinioni, di ascoltarlo narrare la sua vita e, infine, avere l’opportunità di alternarsi nella lettura, ciascuno delle proprie opere, di fronte a una raccolta, attenta e benevola platea di amici è un’esperienza che appaga e inorgoglisce. E di questa straordinaria occasione devo ringraziare la mia amica, anche lei poetessa sensibile e valente, Rosana Crispim Da Costa.

Che dire poi se questo grande poeta, il giorno dopo, ti racconta che è rimasto sveglio fino alle cinque del mattino per leggere il tuo libercolo di racconti?

Caro Alfredo, dopo la serata da Rosana ho letto tutti i tuoi racconti, così da addormentarmi solo alle cinque … Devo dire che a parte qualcuno molto breve, i tuoi delitti ben scritti e senza fronzoli toccano tutti i punti (lievi) della nostra società malata e si coglie naturalmente una amara ironia che stupisce soprattutto perché unita alla grande sintesi che credo sia la tua caratteristica principale, almeno in questo libro.”

Cos’altro avrebbe potuto farmi sentire più lusingato se chi scrive queste righe è Beppe Costa (http://beppe-costa.blogspot.it)?

Le poesie di Beppe Costa scaturiscono dall’anima, grondano sudore, lacrime e sangue: sudore, lacrime e sangue di una vita vissuta intensamente da un uomo che condivide, con l’istinto di un bambino, le passioni, le debolezze, il dolore, i peccati degli uomini intorno a sé e si esprime con una forza e una capacità di coinvolgimento che pochi poeti del Novecento sono stati capaci di interpretare e che oggi non saprei dove ricercare.

Vi invito a leggere “A te offerto” e soprattutto “Rosso di sensi e di intenti”, dall’intensità lirica e dal ritmo trascinanti. Non sarà mai come ascoltarle dalla voce appassionata e roca (da accanito fumatore) dell’autore, ma ugualmente vi fenderanno anima e mente e non ve ne staccherete più.

Alfredo Spanò

UN RACCONTO IN CENTO TWEET 2

Terminato il 20 giugno con il 141° tweet il primo racconto in 100 tweet “Per caso, in libreria” (http://capoversi.it/racconti-in-100-tw/), ho vissuto un periodo di crisi d’astinenza essendomi venuta a mancare, dopo oltre quattro mesi e mezzo, una pratica quotidiana a cui mi ero piacevolmente assuefatto. E ho subito pensato a un nuovo racconto, di cui in passato avevo già steso una traccia, pur decidendo di lasciar intercorrere una pausa e di concedermi il tempo per concludere altri impegni.

Il titolo del nuovo racconto è “Una storia torbida” e la trama vedrà protagonista un poliziotto sui generis alle prese con un assassinio dai contorni oscuri compiuto in una tranquilla cittadina di provincia (nihil novi sub sole, quindi). Posso svelare l’incipit; il primo tweet sarà assolutamente originale: “Era un notte tempestosa e buia.”, ma vuole essere un omaggio al grande Charles Schulz, un poeta più che un fumettista, come lo definì Umberto Eco, e al suo bracchetto Snoopy.

In definitiva, “Per caso, in libreria” non mi dispiace affatto e l’ho già ripreso e modificato utilizzando una prosa più fluente. Forse non starebbe a me, perché non c’è peggior giudice (e più parziale) di se stessi, esprimere pareri su questa esperienza, ma credo opportuno fare alcune considerazioni soggettive.

I tweet sono stati più di 100, ma è inevitabile allontanarsi dalla meta stabilita se si decide di non preconfezionare il racconto nella sua completezza e di procedere a tratti con libertà creativa ed espressiva.

Il numero di battute inferiore a 140 per ogni periodo è un limite ristretto, ma rappresenta un esercizio di stile che, soprattutto per un giovane, può essere una buona scuola. In quante occasioni per un copywriter o un giornalista la brevità è assunta come un pregio!

Vedo questo come un esercizio di scrittura più proficuo di tanti altri che imperversano sui social network e che mi paiono molto più improduttivi, fine a se stessi e assimilabili a un gioco, più che altro.

In definitiva un’esperienza che mi sento di consigliare a chi ama scrivere, non solo a chi lo fa per passione, ma anche a chi dello scrivere ha fatto, o vuole fare, una professione.

Alfredo Spanò

 

 

RIDURRE IL LIVELLO CULTURALE PER GOVERNARE MEGLIO

Mi hanno colpito alcuni dati proposti da Domenico De Masi in un’intervista ad Antonello Caporale su il Fatto del 9 luglio. Dice De Masi: “Negli Stati Uniti 94 studenti su 100 che completano il ciclo scolastico proseguono per l’università. In Germania sono 78 su 100. In Italia siamo inchiodati al 36 per cento. E di questa minoranza 22 si fermano alla triennale e 14 proseguono per la laurea magistrale.” Conclude il sociologo: “Come si fa a non capire che il livello della cultura generale è direttamente proporzionale al livello della partecipazione democratica? Più sei colto più ti appassioni alla politica. Washington ha il 49 per cento dei suoi cittadini che sono laureati. Alle elezioni la soglia dei votanti è del 70 per cento. Yuma, e siamo sempre negli Usa, ha l’11 per cento dei suoi cittadini laureati. I votanti si fermano al 30 per cento. Se sei colto hai minori possibilità di essere razzista, di essere violento. Anche la criminalità subisce la dura relazione con la cultura… Ma la cultura media occorrente per una società complessa dev’essere elevata. Altrimenti non la governi.”

Io penso invece che la cultura è un ostacolo al governo di un Paese, quando questo non persegue gli interessi del popolo e il suo sviluppo, ma quelli dei politici, delle lobby, dei potentati, delle mafie che assicurano serbatoi di voti ai politici e delle nazioni che hanno il predominio economico e militare nel mondo. In questo caso la scarsa partecipazione alla vita democratica del Paese e l’astensionismo elettorale costituiscono un beneficio per i partiti e le classi al potere che consapevolmente tendono a ridurne il peso ai minimi termini.

Alfredo Spanò

L’Italia è diventata una Repubblica fondata sugli asini” da: Il Fatto Quotidiano, 9 luglio 2016