Terminato il 20 giugno con il 141° tweet il primo racconto in 100 tweet “Per caso, in libreria” (http://capoversi.it/racconti-in-100-tw/), ho vissuto un periodo di crisi d’astinenza essendomi venuta a mancare, dopo oltre quattro mesi e mezzo, una pratica quotidiana a cui mi ero piacevolmente assuefatto. E ho subito pensato a un nuovo racconto, di cui in passato avevo già steso una traccia, pur decidendo di lasciar intercorrere una pausa e di concedermi il tempo per concludere altri impegni.

Il titolo del nuovo racconto è “Una storia torbida” e la trama vedrà protagonista un poliziotto sui generis alle prese con un assassinio dai contorni oscuri compiuto in una tranquilla cittadina di provincia (nihil novi sub sole, quindi). Posso svelare l’incipit; il primo tweet sarà assolutamente originale: “Era un notte tempestosa e buia.”, ma vuole essere un omaggio al grande Charles Schulz, un poeta più che un fumettista, come lo definì Umberto Eco, e al suo bracchetto Snoopy.

In definitiva, “Per caso, in libreria” non mi dispiace affatto e l’ho già ripreso e modificato utilizzando una prosa più fluente. Forse non starebbe a me, perché non c’è peggior giudice (e più parziale) di se stessi, esprimere pareri su questa esperienza, ma credo opportuno fare alcune considerazioni soggettive.

I tweet sono stati più di 100, ma è inevitabile allontanarsi dalla meta stabilita se si decide di non preconfezionare il racconto nella sua completezza e di procedere a tratti con libertà creativa ed espressiva.

Il numero di battute inferiore a 140 per ogni periodo è un limite ristretto, ma rappresenta un esercizio di stile che, soprattutto per un giovane, può essere una buona scuola. In quante occasioni per un copywriter o un giornalista la brevità è assunta come un pregio!

Vedo questo come un esercizio di scrittura più proficuo di tanti altri che imperversano sui social network e che mi paiono molto più improduttivi, fine a se stessi e assimilabili a un gioco, più che altro.

In definitiva un’esperienza che mi sento di consigliare a chi ama scrivere, non solo a chi lo fa per passione, ma anche a chi dello scrivere ha fatto, o vuole fare, una professione.

Alfredo Spanò

 

 

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