Il male oscuro è un romanzo che stupisce, per la sua forma innanzitutto, scritto in una prosa senza discontinuità, originale e coinvolgente.

Nato a Mogliano Veneto nel 1914, Giuseppe Berto, compì gli studi presso il liceo classico di Treviso, si arruolò nell’esercito e prese parte ad alcune campagne militari in Africa. Riuscì a laurearsi in lettere presso l’Università di Padova prima di offrirsi nuovamente volontario allo scoppio della seconda guerra mondiale. Venne inviato ancora in Africa e, fatto prigioniero dagli Alleati, venne internato in un campo di concentramento in Texas.

Durante la prigionia iniziò a scrivere e, al suo ritorno in Italia, pubblicò presso Longanesi “Il cielo è rosso” (1947), che riscosse un grande successo internazionale, e successivamente, “Le opere di Dio” (1948) e “Il brigante” (1951).


La nevrosi che lo colse negli anni successivi lo spinse ad affidarsi alla psicanalisi e fu proprio il suo analista a consigliargli di scrivere di sé a fini terapeutici. Nacque così “Il male oscuro”, un romanzo autobiografico che vinse nel 1964 sia il premio Viareggio che il Campiello.


Ne “Il male oscuro” Berto racconta un lungo periodo della propria vita e affronta la tematica del difficile rapporto con il padre, maresciallo dei Carabinieri, ma nonostante la drammaticità di molte delle situazioni vissute in prima persona, dalle pagine del libro trapela una visione pragmatica e ironica delle vicende umane.


Fu trascurato, quando non fu maltrattato, dalla critica contemporanea e venne isolato dall’ambiente della cultura italiana dell’epoca, anche per il suo spirito indipendente e anticonformista che lo tenne lontano dagli schieramenti politici e dalle combriccole letterarie. Al contrario, ricevette molti apprezzamenti all’estero, anche da scrittori di spicco come Ernest Hemingway.


Tra le altre opere di Giuseppe Berto: il romanzo “La cosa buffa” (1966), il pamphlet “Modesta proposta per prevenire” (1971) e, dello stesso anno, “Anonimo veneziano”, da cui venne tratto un film di successo con Florinda Bolkan e Tony Musante. Morì a Roma nel 1978.


Alfredo Spanò

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