di Gaetano Dini

Abitata dal popolo degli antichi Umbri (già dal 9°-8° sec. a.C.) che vivevano anche nell’attuale Provincia di Rimini ed avevano come loro territorio più a nord la Valle del Savio con città più importante Sarsina, venne poi conquistata dai galli Senoni (intorno al 400 a.C.) al pari del territorio delle attuali province di Rimini e Pesaro.

Il minimo comun denominatore dei territori dell’Alta Valmarecchia (i sette comuni: San Leo, Novafeltria, Talamello, Maiolo, Sant’Agata Feltria, Pennabilli, Casteldelci) con la provincia di Rimini è quindi storicamente a base prima umbra e poi gallica.

Mentre la parlata umbra con i suoi usi e costumi si è persa nel tempo, è il dialetto romagnolo di derivazione gallica che è rimasto nei secoli successivi, assieme ad usi e costumi di impronta gallica.

Nella divisione dell’Italia in regioni attuata dall’imperatore Augusto, gli attuali territori dell’Alta Valmarecchia, dell’alta Valle del Savio e il territorio della Valle del Bidente (corrispondente oggi alla Romagna Bidentina che comprende i comuni di Santa Sofia, Galeata, Civitella di Romagna e Meldola) erano stati inseriti nella regione Umbria mentre il territorio corrispondente all’attuale Provincia di Rimini era stato inserito nella regione Emilia.

Dopo la caduta dell’Impero Romano il territorio dell’attuale Valmarecchia, inclusi i sette comuni in argomento, era stato inserito dai Bizantini nelle terre dell’Esarcato mentre la città di Rimini era stata posta nel territorio della Pentapoli marittima assieme a tutti gli attuali comuni della Provincia di Rimini Sud. La Pentapoli marittima comprendeva le città di Rimini (incluso San Giuliano Borgo dove finivano le mura cittadine), Pesaro, Fano, Senigallia, Ancona. Le attuali frazioni di San Giuliano Mare, Rivabella, Viserba, Viserbella, Torre Pedrera e gli attuali comuni di Bellaria-Igea M., Santarcangelo di R., Poggio Berni, Torriana, Verucchio erano stati posti anch’essi nel territorio dell’Esarcato che comprendeva anche le attuali province di Forlì Cesena, Ravenna, Bologna e Ferrara (l’antica Romania, da cui il nome Romagna).

Dopo il 1.000 d.C. il territorio dell’attuale Alta Valmarecchia (gli attuali sette comuni) è passato sotto la Marca Anconetana, inserito nel feudo dei conti di Carpegna.

Dal 1200 in poi l’Alta Valmarecchia è stata tenuta con fasi alterne dai conti di Carpegna i quali passarono in seguito sotto l’influsso politico del Ducato di Urbino e dai Malatesta di Rimini che avevano a tal fine il loro castello più strategico nella zona di Pennabilli.

Cadute nei primi anni del ‘500 tutte le signorie di Romagna ad opera di papa Alessandro VI e di suo figlio il Valentino, l’Alta Valmarecchia (gli attuali sette comuni) passa prima al Ducato d’Urbino sempre sotto l’egida del papa, poi con la scomparsa del Ducato d’Urbino nel 1625, rimane all’interno dello Stato Pontificio unita al territorio delle Marche mentre l’attuale Provincia di Rimini è unita al territorio della Romagna, sempre all’interno dello Stato Pontificio.

Durante il Regno Napoleonico il territorio degli attuali sette comuni dell’Alta Valmarecchia viene inserito nel Dipartimento del Rubicone, Distretto di Cesena.

Dopo la caduta del Regno Napoleonico viene restaurato lo Stato Pontificio e papa Pio VII con “motu proprio” del 6 luglio 1816, distacca dalla Romagna il territorio degli attuali sette comuni annettendolo alla Legazione di Urbino, sempre all’interno dello Stato Pontificio. Da allora furono tutti vani i tentativi di ricongiungimento alla Romagna.

I sette comuni dell’Alta Valmarecchia esprimono ai sensi di legge, la volontà di distaccarsi dalla regione Marche con referendum del 2006. Nel 2009 il Parlamento italiano con propria legge approva l’aggregazione dei suddetti sette comuni alla regione Emilia-Romagna, Provincia di Rimini.

Con sentenza n. 246 depositata l’ 8.7.2010, la Corte Costituzionale ha giudicato infondato il ricorso presentato dalla regione Marche sulla presunta illegittimità costituzionale della legge del 2009 relativa all’aggregazione dei sette comuni alla Regione Emilia-Romagna.

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