STORIA: UN’ENCLAVE TOSCANA IN TERRA ROMAGNOLA

di Gaetano Dini

Monterotondo è una frazione del comune di Badia Tedalda che con le altre frazioni di Santa Sofia, Cà Raffaello, Cicognaia, rappresenta un’enclave toscana in terra romagnola.

Nel 1207 Castrum Montis Rotundis apparteneva alla famiglia dei conti di Montedoglio della Valtiberina.

Dal Libro dei Censi, nel sesto anno di pontificato del Papa Gregorio IX (1233) un certo Ugutio Dadei de castro Aldicae donò pro anima sua alla santa sede apostolica vari possedimenti tra cui Villa Montis Rotondi.

Nel 1285 era signore di Monterotondo Rainerio Lancia, figlio di Alberico. E ancora nel 1311 i signori del luogo Ubaldo, Battista e Cionino Manfredi, vennero nominati col titolo di Dominus di Monterotondo in un atto di compravendita stipulato coi conti di Carpegna.

Con la pace di Sarzana del 10 gennaio 1353 Castrum de M. Rotundo fu posto sotto la signoria di Neri (o Nerio) della Faggiola.

Il territorio di Santa Sofia e quindi anche il Castello di Monterotondo, tornò poi in potere dei Montedoglio. Donna Paola, figlia del Conte Prinzivalle di Guido unico primogenito maschio del casato dei Montedoglio, alla fine del secolo XV sposò un Gonzaga, conte di Novellara, portando in dote questa località. Il Granduca di Toscana Ferdinando I dei Medici, con rogito in data 5 giugno 1607, lo comprò dai pronipoti di donna Paola Monterotondo con vari territori annessi per il prezzo di 7000 scudi.

Successivamente, il 23 settembre 1615, Cosimo II eresse in feudo con il titolo nobiliare di Marchesato, il territorio di Santa Sofia ed il vicino Castello di Monterotondo, investendone il barone Fabrizio Colloredo (o Collaredo) allora suo maestro di camera e priore di Lunigiana dell’Ordine di Santo Stefano.

Nel XVIII secolo il feudo passò ai Conti Lorenzo e Paola Barbolani di Montauto (FI), signori di origine longobarda. Il 25 novembre 1774, il Conte Bartolomeo Barbolani ed altri coeredi vendettero per la somma di 6000 scudi fiorentini il feudo di Monterotondo a Pietro Leopoldo, Granduca di Toscana che lo unì al Vicariato di Sestino.

Tre anni più tardi, l’amministrazione del Granducato di Toscana vendette i beni allodiali (cioè posseduti in piena proprietà) di Monterotondo a Giuseppe Gambetti di Talamello, per la somma di 1500 scudi. Questi era un taumaturgo, alchimista, medico, veterinario, pranoterapeuta, chimico.

Il 17 dicembre 1788 Monterotondo e gli altri territori limitrofi passarono alla Santa Sede che li incorporò nel Comune di Badia Tedalda di cui amministrativamente fanno tuttora parte.