STORIA: I FESCENNINI

di Gaetano Dini

I Fescennini versus sono un genere arcaico di poesia popolare rurale consistente in motti rozzi e pungenti che gli agricoltori etruschi solevano lanciarsi a vicenda durante le loro chiassose feste campagnole svolte nelle aie. Quelle feste agresti erano tenute per festeggiare la fecondità dei campi, l’abbondanza del raccolto, della vendemmia e per ringraziare le divinità protettrici della natura. I contadini vi recitavano proverbi, formule di scongiuro, vi intonavano canti di lavoro e si scambiavano tra loro battute licenziose recitando all’impronta e portando spesso “in giro” anche il pubblico presente. Mentre squadre di contadini si scambiavano tra loro battute mordaci, queste feste andavano quasi sempre incontro ad un crescendo emotivo collettivo con i contadini etruschi che si tinteggiavano il volto di mosto o che si mascheravano con cortecce d’albero incise come a richiamare il personaggio di Phersu, figura etrusca inquietante simboleggiante forse la maschera di una divinità istrionica dal cui nome deriva in italiano il termine “persona”. Questi contadini, ebbri di vino, durante le feste potevano anche travestirsi ed improvvisare danze semplici e ridicole con l’esibizione tra loro di oggetti fallici indecenti.

I Fescennini venivano recitati anche durante i banchetti nuziali nei matrimoni di campagna.

Di questo retaggio rimane ancora oggi in Italia l’uso durante i matrimoni sia di fare auguri sinceri di fecondità alla coppia che di indirizzare da parte degli invitati delle stornellate salaci in rima allo sposo con allusione ai suoi trascorsi prematrimoniali.

Per l’eccessiva mordacità dovuta alla rozzezza popolare, questi versi fescennini degenerarono sempre più spesso in licenza ingiuriosa e furono vietati in epoca repubblicana dalla legge romana, cadendo poi in disuso.

Il nome Fescennino sembra derivare dalla cittadina di Fescennium, antica città falisca posta nell’Etruria meridionale al confine con il Lazio dove pare sia nato questo genere di poesia popolare. Non è prassi infrequente infatti collegare un fatto scenico al suo luogo di origine, visto che le Atellane, commedie rustiche, sono collegate nel proprio nome alla città di Atella in Campania. Il sito dell’antica Fescennium viene dai più riconosciuto nel luogo dove oggi si trova la cittadina di Corchiano VT.

Altra interpretazione fa derivare il nome Fescennino dal termine Fascinum che in lingua latina significa malocchio, sortilegio. Il Fascinum consisteva frequentemente in un amuleto fallico con funzioni apotropaiche contro il malocchio e gli influssi maligni e lo stesso doveva portare fortuna e prosperità a chi lo possedeva. Nulla vieta però che l’antica Fescennium abbia preso il proprio nome da quello di Fascinum.

I Fescennini sono artisticamente classificati come arcaiche forme preletterarie anonime nelle quali viene però rintracciata l’impronta italica più genuina, fatta questa di Vis comica, di Italicum acetum, indicante questo un modo astuto e mordace di rapportarsi con gli altri, modo che lascia sempre tutti gli astanti con l’amaro in bocca.

Lo spirito dei Fescennini versus è in seguito penetrato come per osmosi nei Carmina Nuptialia romani con frizzi e lazzi rivolti allo sposo durante il matrimonio e nei Carmina Triumphalia romani, canti con cui i soldati accompagnavano il trionfo del generale vittorioso. Erano questi, canti a botta e risposta. Mentre una parte dei soldati cantava gli elogi del comandante, l’altra lanciava contro di lui frasi licenziose fino allo scherno. Famose le frasi lanciate a Cesare durante i suoi trionfi, tra le quali c’era: “sei il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti”.