COPYWRITING: ANNOTAZIONI SULLA SCRITTURA PROFESSIONALE

Nell’ideazione di qualsiasi prodotto destinato a una qualsiasi forma di pubblicazione è indispensabile che chi scrive applichi un criterio espositivo conforme al mezzo impiegato unificando lo stile e rendendo omogenea la comunicazione in accordo con l’immagine che si vuole proporre.

Le aziende hanno di fronte a sé un mercato sempre più ampio e diversificato, devono comunicare e intendersi con clienti, fornitori, partner che sono situati in aree molto distanti (anche culturalmente) e, contemporaneamente, fronteggiare una competizione esasperata. Perciò è sempre più importante che l’impresa sappia sviluppare e articolare la propria comunicazione per far conoscere le proprie qualità, le opportunità e i servizi che è in grado di offrire.

Quello della scrittura è un ruolo primario che assume una funzione strategica e contribuisce con le altre funzioni aziendali alla realizzazione del fatturato.

Il testo deve essere corretto, comprensibile, concreto e, a esso, deve corrispondere l’oggettività di quanto proposto, se non si vuole compromettere il buon nome dell’azienda.

Un testo inopportuno può esser controproducente, un testo scorretto delinea un profilo scadente non solo di chi lo ha composto, ma di tutte le componenti dell’azienda e si ripercuote sull’immagine della stessa.

Un comunicato stampa lungo e prolisso non verrà tenuto in considerazione dai giornalisti che dovrebbero provvedere a pubblicare la notizia e, nella migliore delle ipotesi, i tagli e le modifiche che ne seguiranno rischieranno di snaturare il messaggio che si voleva trasmettere.

Le parole definiscono l’immagine pubblica di una persona, come di un’azienda, concetto che deve essere tenuto nella massima considerazione.

Oggi sono le stesse enormi potenzialità di Internet, come le facoltà ipertestuali e i collegamenti simultanei, a offrire nuove e più coinvolgenti forme di comunicazione e più articolate modalità di percezione.

Internet moltiplica le occasioni di comunicazione e spesso propone un eccesso di informazioni che può essere dispersivo, offre diversi livelli e sistemi di approfondimento delle conoscenze, muta la percezione della comunicazione e sollecita lo sviluppo di nuove forme di espressione. Di queste trasformazioni chi scrive non può non tener conto; deve lavorare per comprendere, per adeguarsi e, se possibile, per anticipare, adattandosi alla complessità che offre il Web e utilizzandola adeguatamente per dare ricchezza al sistema espressivo e articolare le informazioni.

Parzializzare il testo rendendo indipendente ciascun brano può essere un metodo per mantenere la concentrazione del lettore sui contenuti e facilitargli la comprensione e l’acquisizione dei diversi argomenti che vogliamo proporgli.

Non è detto che chi legge Internet legga anche libri e giornali e, forse, già ora esistono generazioni che leggono esclusivamente lo schermo di un computer o di un e-book.

Questi mutamenti, sollecitati dall’evolversi delle tecnologie, hanno vaste ripercussioni sul modo di comunicare e sulla scrittura, sulla struttura e sulla forma del linguaggio.

Nel caso dell’ipertesto è necessario verificare attentamente gli elementi di rilievo, che vanno approfonditi, illustrati, commentati, organizzare le “porte” dei link e renderle accattivanti in modo che incuriosiscano e non appesantiscano la lettura concentrando immediatamente l’attenzione del lettore sull’argomento focale del testo.

A monte deve esserci un disegno studiato approfonditamente e progettato accuratamente, in grado di esprimere concetti ben definiti e di evocare immagini nitide, quasi palpabili; a valle, l’agilità della scrittura, che permetta una maggiore leggibilità, la facile comprensione dei significati, la corrispondenza tra contenuti e forma d’espressione, concisa, non involuta, che dia forza alle idee e mantenga la concentrazione del lettore sui contenuti.

Necessitano conoscenza delle regole grammaticali e competenze nel campo degli strumenti della comunicazione per adeguare lo stile alle finalità che si intendono raggiungere e al pubblico a cui le informazioni sono rivolte.

Facebook, Twitter e gli altri social consentono di comunicare per mezzo di ipertesti, in genere brevi, semplici e incisivi: ne fanno parte testo, fotografie, inserti vocali e musicali, gif, hashtag, emoji, che vale la pena di sfruttare per colpire l’attenzione di coloro ai quali il messaggio è indirizzato.

Alfredo Spanò

ITALIANO: ALCUNE NOTE SULLA SCRITTURA PROFESSIONALE

Confesso che mi sono stupito nel leggere su una Cartolina dell’Accademia della Crusca pubblicata su Twitter la risposta a una signora che esponeva le proprie perplessità di fronte a un manifesto pubblicitario in cui, per due volte, si poneva l’apostrofo dopo l’articolo un prima di un sostantivo maschile.

Chi aveva redatto la risposta, nel 1993, (Giovanni Nencioni, che ci ha lasciato nel 2008, uno dei maggiori storici della lingua italiana, presidente dell’Accademia della Crusca e professore alla Normale di Pisa) dopo aver considerato l’errore quale semplice errore di ortografia, si soffermava a elencare una serie di attenuanti.

Mi dispiace prendere spunto proprio dall’intervento di una persona di così alto profilo, che non c’è più, per esporre il mio parere, ma ritengo importante chiare alcune cose.

Intanto, in merito al caso specifico: il copywriter che ha redatto il testo del manifesto (la pubblicità di un rossetto) era evidentemente inadeguato, come l’agenzia pubblicitaria per cui lavorava, incapace di individuare l’errore, e l’azienda che aveva commissionato il lavoro, superficiale nel controllo della propria comunicazione, che avrebbe dovuto ritenersi screditata e bloccare la diffusione del manifesto.

C’è stato un periodo in cui, quando si voleva impiegare qualcuno senza capacità e senza esperienza, ma con buone amicizie, gli si dava una penna in mano e se ne faceva un copywriter, un giornalista o, dio ce ne scampi, uno scrittore. Entrare nel campo minato del self publishing, un’altro fenomeno devastante per la lingua italiana, richiederebbe pagine di considerazioni, da cui mi astengo, non senza ricordare la folla di personaggi pubblici, soprattutto televisivi, che annusato il business assieme a compiacenti case editrici, hanno tappezzato i banchi delle librerie di libri insignificanti, il cui prezzo era calcolato sulla base del peso molto più che della qualità e del contenuto.

Ricordo che, ancora alle elementari, dovetti subire un’accesa reprimenda da parte del maestro di fronte a mia madre per avere scritto “malvidente” invece che “malvivente”, un termine che avevo sentito e che usavo per la prima volta.

Non credo di aver mai scritto “ha piovuto”, ma se lo avessi fatto, mi sarebbe costato due spesse sottolineature blu e l’insufficienza. Quello dell’ausiliare avere accostato a verbi come piovere, nevicare, grandinare, universalmente accettato, ha rappresentato un cedimento all’ignoranza e all’incapacità formativa della scuola (e della famiglia). Tanto che oggi devono essere introdotti a livello universitario corsi di recupero per consentire a futuri dottori, ricercatori, magistrati ecc. di esprimersi in un italiano perlomeno decente.

Questo lassismo, che poco ha a che vedere con l’evoluzione della lingua, ha naturalmente nuociuto a chi ha dedicato studio, passione e tempo al perfezionamento e all’aggiornamento della lingua italiana a fini personali o professionali e ha dovuto competere sul mercato con illustri incapaci.

Del resto l’onda lunga, e probabilmente inarrestabile, dell’ignoranza ha raggiunto ogni campo della vita del Paese, compresa la politica più alta di cui Razzi e Scilipoti rappresentano le ben note vette dell’iceberg.

Per finire, oggi, è il correttore automatico il più perfido degli strumenti, sempre in agguato, pronto a tradire chi scrive. Basta dare una scorsa a Twitter, dove i messaggi vengono inseriti quasi sempre di getto, per rendersene conto.

Per chi ha acquisito un po’ di esperienza e ha un occhio attento è facile individuare questo tipo di errori, che a volte sono giustificabili; non lo sono per un professionista, che dovrebbe essere in grado di lavorare anche escludendo il correttore automatico e ha l’obbligo di controllare e correggere i testi prima di pubblicarli.

http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/verbo-piovere-vuole-lausiliare

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/09/ebook-pro-e-contro-del-fenomeno-self-publisher/1114856/