RIDURRE IL LIVELLO CULTURALE PER GOVERNARE MEGLIO

Mi hanno colpito alcuni dati proposti da Domenico De Masi in un’intervista ad Antonello Caporale su il Fatto del 9 luglio. Dice De Masi: “Negli Stati Uniti 94 studenti su 100 che completano il ciclo scolastico proseguono per l’università. In Germania sono 78 su 100. In Italia siamo inchiodati al 36 per cento. E di questa minoranza 22 si fermano alla triennale e 14 proseguono per la laurea magistrale.” Conclude il sociologo: “Come si fa a non capire che il livello della cultura generale è direttamente proporzionale al livello della partecipazione democratica? Più sei colto più ti appassioni alla politica. Washington ha il 49 per cento dei suoi cittadini che sono laureati. Alle elezioni la soglia dei votanti è del 70 per cento. Yuma, e siamo sempre negli Usa, ha l’11 per cento dei suoi cittadini laureati. I votanti si fermano al 30 per cento. Se sei colto hai minori possibilità di essere razzista, di essere violento. Anche la criminalità subisce la dura relazione con la cultura… Ma la cultura media occorrente per una società complessa dev’essere elevata. Altrimenti non la governi.”

Io penso invece che la cultura è un ostacolo al governo di un Paese, quando questo non persegue gli interessi del popolo e il suo sviluppo, ma quelli dei politici, delle lobby, dei potentati, delle mafie che assicurano serbatoi di voti ai politici e delle nazioni che hanno il predominio economico e militare nel mondo. In questo caso la scarsa partecipazione alla vita democratica del Paese e l’astensionismo elettorale costituiscono un beneficio per i partiti e le classi al potere che consapevolmente tendono a ridurne il peso ai minimi termini.

Alfredo Spanò

L’Italia è diventata una Repubblica fondata sugli asini” da: Il Fatto Quotidiano, 9 luglio 2016

 

LE MAFIE RINGRAZIANO I SERVI SCIOCCHI

L’attenzione di tutti è oggi incentrata sulle polemiche seguite al funerale di Vittorio Casamonica, assurto alla gloria dei Cieli da un carro funebre trainato da sei cavalli, sotto una pioggia di petali di rosa rossi e con l’accompagnamento della colonna sonora del film “Il Padrino”.

Forza Italia e gli altri partiti di opposizione si sono scagliati contro il ministro dell’interno, il prefetto, il sindaco di Roma per un episodio che ha i connotati del capolavoro cinematografico e, come tale, ha guadagnato immediatamente un’eco internazionale che porterà ulteriore discredito a quello che dai tempi dei “nani e delle ballerine” non ha mai smesso di essere un paese da operetta.

Pochi giorni prima, senza che si alzasse una voce a denunciare il fatto, il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette, ha rimosso il colonnello Sergio De Caprio, più noto con il nome in codice di Ultimo, artefice nel 1993 dell’arresto di Totò Riina, dalla guida del Nucleo Operativo Ecologico, impegnato a contrastare i reati ambientali, nelle cui reti sono rimasti impigliati nomi di primissimo piano della politica e del management nazionali.

I due fatti, così apparentemente dissimili, rivelano quanto siano radicate, riverite e protette nel nostro Paese tutte le mafie: quelle dei padrini con la croce al collo e l’anello d’oro al mignolo, che gestiscono traffici di ogni genere e hanno le mani sporche di sangue, e quelle dalle mani bianche: delle lobby politiche e finanziarie, imprenditoriali e militari, corrotte dal denaro e dal potere, impegnate a mantenere il Paese nel marciume, a impedirne il riscatto e a eliminare solertemente chiunque possa rappresentare un ostacolo al raggiungimento dei loro interessi e di quelli dei loro compari.

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http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/08/20/vittorio-casamonica-cavalli-e-rolls-royce-per-il-boss-re-di-roma/1971020/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/08/21/noe-esautorato-dal-comando-il-capitano-ultimo-coordinava-indagini-su-mafia-politica-e-coop/1972454/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/08/21/la-lettera-di-ultimo-ai-suoi-uomini-contro-i-servi-sciocchi-grazie-per-la-lotta-ai-poteri-forti/1972469/